Brunetta lancia Guido Castelli e infiamma la platea del Piceno

 

 

E’ arrivato all’appuntamento addirittura in anticipo. Fatto inusuale per un ministro. E in effetti Renato Brunetta esprime una forte personalità nel suo modo di essere e, di riflesso, anche nello stile che caratterizza il suo mandato ministeriale.
  “Guido e Piero sono qui per voi”, ha detto il ministro ai candidati del PdL,

“per far partire un’onda azzurra che possa portare il Pdl e il centrodestra, dopo queste elezioni amministrative, e le regionali del prossimo anno, a conquistare la maggioranza delle amministrazioni locali in Italia. E’ un fatto importante, per accelerare il cambiamento e rendere effettiva l’attuazione delle politiche promosse dal Governo a livello nazionale”.
  L’intervento del ministro si è stato sviluppato in due fasi: dapprima è emerso il profilo del Brunetta docente universitario, il quale ha descritto, attraverso un’analisi molto puntuale, le ragioni della crisi internazionale, per poi evidenziarne l’impatto verificatosi in Italia, con elementi di distinzione significativi rispetto a quanto avvenuto per gli USA e gli altri paesi industrializzati dell’Unione Europea.
  E nel mettere in debito risalto la saggezza e la tempestività delle misure di contrasto alla crisi adottate dal Governo, spesso senza lasciarsi trascinare dall’emotività, il Brunetta economista ha lasciato spazio al Brunetta politico. E gli applausi sono scrosciati in un crescendo di intensità ed entusiasmo. “La lotta contro i fannulloni, l’efficienza dei servizi, la meritocrazia dei dipendenti, lo spoil system dei dirigenti nelle pubbliche amministrazioni locali, sono misure da attuare e mantenere nel tempo, perché ai cittadini interessa soltanto avere servizi che funzionano, come le imprese hanno bisogno di strutture che agevolino la loro attività. La mia, in realtà, è una riforma di sinistra”, ha aggiunto Brunetta, “perché ci siamo preoccupati di iniziare a far funzionare bene gli apparati pubblici a cui si rivolgono i cittadini comuni, i pensionati, chi ha soltanto le risorse per vivere e non può ricorrere, come fanno legittimamente le persone facoltose o ricche, alla sanità privata, alla scuola privata, ai servizi privati. E questo dimostra quanto i radical chic, i comunisti “da salotto”, siano ormai lontanissimi dalla gente comune. Nel codice delle autonomie inseriremo la norma che prevede la possibilità per sindaci e presidenti della Provincia di scegliere i dirigenti. Deve finire, nell’interesse della collettività, il sistema di potere burocratico che i comunisti hanno perpetrato per anni”.

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